Scritto il
March 29, 2021

La nave cargo Ever Green blocca il Canale di Suez: Tutta la vicenda

Cargo

Noi di Lesam International Group ci occupiamo di organizzare e gestire spedizioni internazionali, e nel nostro blog approfondiamo temi inerenti a questo mondo. L'obiettivo è quello di diffondere una corretta informazione e aiutare i nostri clienti ad orientarsi nel migliore dei modi.

In diversi articoli, presenti soprattutto in questa sezione del sito, si è parlato molto di tutte le caratteristiche inerenti le spedizioni marittime. In questo articolo, un po' diverso dal solito, parleremo invece, di una vicenda che interessa proprio una nave cargo e vedremo quali sono state le principali conseguenze che ha comportato il suo incidente.

La vicenda

Come risaputo, le navi cargo sono navi davvero molto grandi, ed è per questo che riescono ad ospitare numerosissime quantità di merce. Nello specifico caso di questa vicenda, la nave in questione è la Ever Green: lunga 400 metri e larga e alta quasi 60 (paragonabile ad un palazzo di 15-2o piani).

Non è quindi difficile intuire che un mezzo di traporto di queste dimensioni possa avere qualche difficoltà in rapporto allo spazio. E infatti sono state proprio le sue enormi dimensioni a causare l'incidente. Vediamo più nel dettaglio che cosa è successo.

Il Canale di Suez è da sempre una delle più importanti vie commerciali per il  trasporto marittimo. Infatti, lo attraversa circa il 13% di tutti i traffici globali. Per l' Italia, invece, si tratta addirittura del 40% del nostro import-export. Questo perché la sua strategica posizione geografica consente di accorciare di ben due settimane tutto il passaggio dall'Asia all'Europa.

L'Ever Green, infatti, era partita proprio dalla Cina e aveva come destinazione l'Olanda. Quando é entrata nel canale di Suez, questo 24 marzo, é stata colpita da una fortissima tempesta di vento che ne ha modificato la rotta, facendola ruotare in diagonale. Così, è rimasta incagliata tra le due coste sabbiose del canale, senza più riuscire a galleggiare, e quindi, a muoversi.

Come hanno risolto il problema?

La prima manovra di soccorso è iniziata il giorno stesso. Le prime unità egiziane della SCA (Suez Canal Authority) hanno iniziato con il cosiddetto dragaggio, ovvero la rimozione di migliaia di metri cubi di sabbia e fango attorno alla prua della nave. Dopo due giorni, il 26 marzo, il presidente della SCA ha dichiarato che i lavori di disincagliazione erano completati all'87%.

Il passo successivo è stato quello di scaricare parte dei container trasportati dalla Ever Green, così da alleggerirne il carico e cercare di farla muovere più facilmente e riportarla al galleggiamento.

La terza fase è iniziata il 28 marzo con le operazioni di rimorchio. La svolta è arrivata finalmente circa alle 6 della mattina del 29 marzo, dopo ben 6 giorni di lavori. La Luna piena ha portato un'alta marea, e così, l'innalzamento dell'acqua del Canale, ha concesso alla grossa nave di ritornare a galla.

I rimorchiatori, 15 per l'esattezza, hanno proceduto facendola muovere avanti e indietro, metro per metro, finché non si è staccata del tutto dalle coste. Il 29 marzo, la Ever Green é stata ufficialmente disincagliata e rimorchiata verso la zona di sosta del Grande Lago Amaro, pronta per l'ispezione tecnica.

Le conseguenze

Le conseguenze sono state da subito molto critiche. La nave, il primo giorno, ha infatti bloccato del tutto il passaggio, e con esso, anche tutte le altre 321 navi che aspettavano di passare. La situazione è diventata, quindi, assai delicata. Si stima infatti che l'Egitto, a causa dello stop, abbia perso circa 13-14 milioni di dollari di entrate al giorno.

A livello mondiale, il settore che ha accusato più problemi è stato quello delle materie prime agricole. Non dimentichiamoci che spedire prodotti alimentari, come spiegato in questa sezione, può essere piuttosto complicato a causa del loro facile danneggiamento.

Inoltre, se si considerano anche i colpi subiti dalla pandemia, si può affermare che i prezzi di mercato siano aumentati vertiginosamente. Rispetto a un anno fa, il mais è salito a +45,5% e il frumento a + 19,8%. Per non parlare del petrolio, aumentato di quasi il 5%. Il rischio è quello che si crei un "effetto valanga" su tutta la spesa per l'aumento dei costi di produzione, di conservazione e di trasporto.

Anche per quanto riguarda le conseguenze sul Made in Italy la situazione non cambia molto. Gli scambi commerciali Italia-Asia, purtroppo, hanno subito una vera e propria frenata, in particolar modo con la Cina. Per il settore alimentare, inoltre, si prevedono grosse difficoltà per tutti i principali prodotti nazionali confezionati, come il vino e l'olio.